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Ci si può davvero fidare dei Sommelier e degli Influencer?

 

Per rispondere alla domanda che il titolo propone dobbiamo innanzitutto fare chiarezza sulle due figure, Sommelier e Influencer appunto, cercando di individuare pregi e difetti di entrambi gli schieramenti. 
Partiamo dal Sommelier, una figura che nell’immaginario comune è probabilmente avvertita come d’élite e affascinante ma anche un po’ altezzosa e retrò, con buona pace della categoria alla quale lo scrivente appartiene. La parola Sommelier deriva dal francese antico “saumalier” e prima ancora dal latino “sagmarius” e con essa veniva indicato il conduttore di animali da soma. In seguito, dando forse più risalto al carico, la soma appunto, il termine inizia a essere attribuito a colui il quale si occupa della gestione dei viveri e successivamente in particolare dei vini, della loro conservazione, conoscenza e utilizzo. 

Il Sommelier è senza dubbio una professione di assoluto rispetto e per potersi fregiare di tale appellativo bisogna studiare tanto e non solo di vino inteso come prodotto finale. È necessario, in realtà, conoscere storia, geografia e chimica partendo dai vitigni e dalle zone di produzione fino ad arrivare alle diverse modalità di vinificazione, per non parlare poi della capacità di avvertire tutte le sensazioni nascoste nel calice e del saper organizzare l’abbinamento con i cibi. È d’obbligo dire che la figura del Sommelier non è solo dedicata al vino e, infatti, ci sono Sommelier dell’olio EVO, della birra, del caffè, del cioccolato e persino delle acque minerali! 

 

Pertanto, si può affermare con una certa sicurezza che affidarsi ai consigli di un Sommelier del vino non è mai una cattiva idea, a patto di sopportarne l’ostentata capacità di roteare il calice ogni due per tre e il vezzo di proferire una discreta quantità di termini inusuali annusando il contenuto di un bicchiere! 

 

Veniamo poi agli Influencer, gente decisamente più giovane e moderna. Essi spesso si affidano alle proprie capacità comunicative più che a vere conoscenze della materia di cui discettano. Non è inusuale che essi inizino la propria attività per gioco e poi con il tempo acquisiscano le giuste competenze per poter far passare al meglio il proprio messaggio. 

 

È chiaro che di un Influencer non possiamo conoscere il bagaglio culturale che ha alle spalle ma, alla fine, se egli vorrà avere un successo duraturo non potrà sempre e costantemente affidarsi alla propria semplice destrezza comunicativa. Tantissimi appartenenti a questa categoria, infatti, sono persone capaci e hanno un background conoscitivo di tutto rispetto. Se parliamo in particolare del vino, tanti Influencer sono anche Sommelier e quindi si ottiene un binomio vincente e affidabile. 

 

Facciamo un’ulteriore considerazione legata alla qualità di quanto viene raccontato da un Influencer, che sia Sommelier o meno, perché sovente questa professione entra in conflitto con la parte economica legata alla promozione di un particolare prodotto o marchio. In questo caso dobbiamo necessariamente essere critici su quanto viene pubblicato e chiederci se davvero quanto visto o letto sia frutto di una genuina e approfondita analisi o solamente il risultato di un buon accordo economico. 

Fidarsi o non fidarsi? La domanda giusta da porsi è piuttosto: quel tale mi sta comunicando qualcosa perché pagato o per puro spirito etico e culturale? 

 

La risposta giusta è sempre davanti ai nostri occhi, basta semplicemente analizzare e non subire passivamente il messaggio, evitando di lasciarsi sedurre da orpelli multimediali o artifici linguistici tipici dei social. 

Luigi Chiera 

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Potete trovare questo articolo anche sulla rivista PopZone!

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